dall'amica Silvia - ilfigliononvoluto

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A Eric
Caro amico,
Ci siamo rivisti dopo tanti mesi, parlando di te, dei tuoi trascorsi, mi hai raccontato e fatto leggere i tuoi scritti, il tuo diario, è stato un bene prezioso. Un dono intimo, un regalo di te, inaspettato. Per questo meraviglioso al tempo stesso.
Vorrei raccontarti, narrare la tua vita, la dannazione maledetta di un uomo con una sofferenza inveterata, mi porta inevitabilmente anche ad esplorare le tappe della mia esistenza.
Tutto ciò con una fitta di dolore perché raccontarci è coltello nelle viscere.
Tu scrivi che sei stato un figlio non voluto, e apri la tua storia con poche amate righe dedicate a tuo padre. Ho imparato, nel tempo, che il perdono assolve, soprattutto noi stessi capaci di perdonare. Perché tutti siamo colpevoli, colpevoli di colpe ,di sensi di colpa, di accuse di colpe, di sentenze di colpe, di rimorsi, di morsi, di rimpianti, di pianti. Le colpe dei padri che ricadono sui figli.
Caro amico, non sono Dio, non sono nessuno, ma assolvo te, me, ed i nostri padri.
Tu dici a tuo padre: ti amo per avermi dato la vita, ti odio per la vita che mi hai dato, e sento urlare la tua rabbia feroce e dolcemente sanguinosa.
Quella vita era la tua. Era la mia.
Abbiamo miseramente permesso che ciò accadesse, per compiacere gli altri mascherati da un altro alter ego. Per rendercene conto troppo tardi. E da qui la rabbia covata sorda negli anni, l’autodistruzione volontaria, la vigliacca arrendevolezza di fronte ad un “io sono e posso essere diverso da come volete voi”.
Noi non lo abbiamo voluto, siamo stati plasmati ad un certo dictat, annullando la volontà di essere Eric e Silvia. E che questa storia possa essere di esempio, per chi, nonostante le cause, sceglie la libertà dell’effetto che ne consegue.
Noi non abbiamo scelto la nostra libertà, non abbiamo imparato ad affrancarci dal dolore, anzi forse ci siamo stati pure comodi nel disagio, conoscendo solo questo. Non abbiamo capito un cazzo sulla nostra vera autodeterminazione. E siamo diventati vittime, e altresì carnefici - carnefici di noi stessi. Chi paga adesso sei tu, caro amico, perché la vita è bastarda e non concede sconti e dilazioni. Hai cercato amore ed amicizia in tuo padre, ma ti sei perso nel tentativo di diventare ciò che lui voleva che fossi. Non è crudeltà la  mia, ma una visione lucida anche della mia vita, dove la rassegnazione ha rubato il posto del coraggio.
Racconterei la tua storia, amico mio, così com’è nella sua crudezza patologica, nella sua malattia.
Desideri  la morte contro l’esistenza, perché troppo difficile risulta dire “esisto”, quando non avviene il riconoscimento da chi vorremmo ci amasse. Desideri la morte perché disperatamente cerchi l’unica forma di libertà che ti è concessa.
La morte extrema ratio per l’affermazione del tuo io. Perché non hai vissuto da uomo libero, ma da uomo manipolato, plasmato, ingabbiato .E non importa che le prigioni fossero dorate. Tu non hai scelto la libertà del tuo sentire, delle tue emozioni, del tuo agire di conseguenza.
Tutto è stato sempre manovrato da fili invisibili, pesanti come massi, attraverso il gioco perverso dei sensi di colpa e di subdoli e letali ricatti. E, concordo con te, questo non è amore, non l’amore di un genitore, non l’amore di una donna, non l’amore di un figlio. Totale assenza di coscienza che ha portato te ad una mancata e consapevole identità. Tutto ciò che poteva essere e non è stato. Perdona tuo padre, perdona te ,in ogni caso.
“Padre mio dimmi cosa c’è dietro l’angolo ? tu che hai già percorso quella strada, dimmi … cosa troverò? Serenità, felicità, gioia pura, stupore , luce, pace ? Aiutami almeno questa volta , stammi vicino, aiutami a raggiungerti. Non abbandonarmi anche ora. Aiutami, voglio amarti ed essere amato da te, come un figlio voluto. Non importa se dietro l’angolo troverò solo il buio ; sarà bello ugualmente, e noi ci abbracceremo anche a luci spente. Eric
Queste le tue parole mentre, steso sul letto, stanco, solo, ti abbandoni a pensieri di morte.
Ancora una volta, ti rivolgi a tuo padre. Ma lui non può salvarti. Lo devi fare da solo. Non accettare anche solo il buio, purché tuo padre venga a salvarti. Tuo padre diverrebbe nuovamente il nemico, per averti portato nel buio.
La fede è un miracolo, il più elevato. Se non riesci ad abbandonarti ad un tuo Dio, non abbandonarti neppure in extremis a tuo padre. Non farlo. La scelta di “non vivere” non dovrebbe mai essere giudicata.
Non esiste un diritto alla vita, ne abbiamo obblighi verso la stessa.
Lasciamo ai benpensanti della domenica sputare sentenze su ciò , come merda sparata col ventilatore verso chi soffre davvero. Ma non scegliere il diritto alla morte appellandoti a tuo padre. Scegli di vivere o scegli di morire. Ma, caro amico, scegli da solo. E per te.
Ti ho rivisto Eric poco tempo fa, dopo un lungo periodo di assenza, di silenzio, forse voluto, forse capitato. Ti ho rivisto
Eric, eri sporco di calce e di pittura; un po la tua immagine di grande lavoratore. La tua schiena dolorante, le tue rughe più marcate, i tuoi occhi rossi e lucidi, i tuoi capelli non più curati. Non dormi quasi mai. Mangi pochissimo, quando te lo ricordi. Ma hai una forza nascosta, che spunta dal tuo sorriso sforzato e teso, che spunta ancora dal tuo corpo snervato.
Ti ho rivisto nella tua casa di Camaiore, a due passi dal mare e dalla movida viareggina.  La tua casa di cui andavi fiero, indomabile lavoratore. La piscina piastrellata, la folta vegetazione, gli alberi da frutto, i profumi ed il relax del verde. Quel “Mio nido” come tu amavi chiamarla.  L’idromassaggio Jacuzzi all’aperto, con annessa cupola di cristallo, il gioco di luci, di colori, di piante. La riproduzione dei bronzi di Riace, ed una statua di Venere, trionfante dea dell’amore e dell’eros.
Segni di un passato di capacita imprenditoriali, abilita, fortuna, genio, ardimento. Ho visto ancora quel tenace ardimento, ma più dolcemente questa volta. I tuoi tormenti, le tue angosce, le tue preoccupazioni erano vivi, vivi da mettere i brividi. Ma ho percepito sensazioni positive. Perché sei sempre buffo, dolce Eric, capace di ridere di te, dotato di sana autoironia. Buffo anche nella tua posizione stanca e nella tua espressione triste.
Forse il bambino che non sei stato mai; forse l’adulto che sei diventato, senza prenderti cura di te. Fallo ora, per quello che puoi. Stai in silenzio, prega l’infinito, medita, allontanati dalla materia, rifuggi la superficie.
Cerca una stella, dalle il tuo nome.  Sarà fissa per te, nel bui delle notti.
Ora sei molto migliore di prima: più anziano, ma più saggio.  Ora sei sacro.
Tanto amore
Silvia
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Risposta di Eric a Silvia
Ti ringrazio Silvia La lettera che mi hai scritto mi ha fatto piangere per la tenerezza e amicizia che hai nei miei confronti.  Ma purtroppo sono solo parole di conforto per un amico, parole dolci che cercano di non offendermi o con il presupposto di scongiurare un gesto insano da parte mia, ma nello stesso tempo, con molta crudeltà cerchi di farmi capire che la colpa di una vita sbagliata è solo mia, che non ho saputo proteggermi, per i nostri errori non dobbiamo dare la colpa ad altri, svoltare l’angolo non è la soluzione ideale per dimenticare.
Sicuramente cara amica tu non hai avuto un padre padrone, hai sempre potuto respirare e con i tuoi polmoni, cara amica io sono sempre stato costretto a respirare con i polmoni di mio padre.  Tu nel bene e nel male hai sempre ragionato con il tuo cervello, non sei mai stata costretta di ragionare con un cervello non tuo.
Per quanto tu abbia sofferto nella tua vita, credo che tu non abbia mai provato quanto dolore può causare uno sputo in faccia in tenera età dal tuo genitore, e se chiedevi aiuto anche solo con lo sguardo a tua madre, forse lei correva a difenderti, al contrario di mia madre che succube del marito, fingeva di non vedere e mi voltava le spalle. Non hai mai provato a sentirti schiacciata da pesi che dovevi trasportare stringendo i denti per dimostrare che eri più forte e robusta più di quanto eri veramente. Tu non hai mai provato a dover sottostare a certe regole per crescere finanziariamente e crearti una posizione di rispetto e dimostrare quanto valevi, pur sapendo che certe regole erano contrarie alla tua coscienza. Accettare e fare di tutto anche se sai che è sbagliato. Forse non dovevi nella tua tenera età cercare amore e amicizia in altre persone perché non le trovavi nella tua famiglia. Può succedere di non essere capito e sentirsi escluso da adulto, ma non di sentirsi escluso già in tenera età. Questo lascia il segno e non lo dimentichi mai, rimane un ricordo che ti porti fino alla fine.
Esprimevi il desiderio di scrivere le mie memorie, Io rimasi esterrefatto, non mi aspettavo una simile richiesta, e ne ero felice. Questo mi avrebbe dato la forza di continuare a raccontarmi, pur sapendo quanto dolore mi avrebbe creato  ricordare il passato. La voglia di cedere la mia vita, i miei ricordi nelle tue mani perché ne potesse uscire un libro, un buon o brutto racconto, quella tua richiesta mi aveva illuso e speravo che raccontarmi mi avrebbe guarito da tutto il mio malessere. Ma erano solo parole dolci parole ma soltanto parole . Una illusione durata poche settimane, purtroppo come al solito la delusione. Telefonicamente mi hai avvertito che rinunciavi nel tuo proposito.                                                               
- Tradito  -  Anche tu mi hai tradito hai distrutto le mie speranze di averti vicina in questi miei terribili ricordi –
Mi consola che il tuo tradimento è un tradimento d’amore, hai trovato nuova vita e speranza per il tuo futuro, hai trovato un nuovo amore,  non hai più tempo per l’amico. Giustamente è molto più importante l’amore che scrivere un libro, questo mi consola.
- Ti voglio bene, ti auguro di essere felice, e questo tuo ripensamento di raccontarmi non intaccherà sicuramente la nostra amicizia –
Continuerò a raccontarmi con dolore, pur sapendo che la vita di uno sconosciuto non interessa a nessuno, scriverò senza pentirmi di come ho trascorso. Tutto quello che ho fatto di bello o brutto lo ho fatto con amore e credendoci. La mia voglia di svoltare l'angolo non è cambiata, e questi miei scritti non vogliono essere una scusante dei miei errori, ma solo a far capire il perché inconsciamente sono accaduti. Far capire a chi legge e a chi si sente coinvolto, (anche se i nomi, i luoghi, le città, sono diversi) sa di esserlo in prima persona. Solo in quel momento e dopo aver consultato la loro coscienza potranno giudicarmi, condannarmi o assolvermi. In queste pagine racconto l’accaduto, la mia vita, la verità per troppo tempo nascosta nel mio io.
Nelle tue parole di conforto mi dici che tutti abbiamo una stella che splende solo per noi, io continuo a guardare nell'infinito cielo stellato alla ricerca della mia stella, una stella che mi protegga, che mi illumini la strada. Non riesco a trovarla, e la mia strada è sempre buia e mai illuminata.
Tuo Eric.
 
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